Bolzano apre il parco scientifico che conquista le startup venete

Un’ex fabbrica di alluminio riconvertita ospiterà 60 aziende e 20 laboratori di ricerca che uniscono pubblico e privato

L’OPERAZIONE

ROMA Il futuro è già qui. Anzi lì, perché la presentazione ufficiale avviene a Roma, ma la testa è tutta in Alto Adige, in una vecchia fabbrica chiamata Alumix che ottant’anni fa era il più grande stabilimento italiano per la produzione di alluminio e che da lune dì prossimo sarà la nuova casa dell’innovazione nel cuore del Nordest, calamita per le aziende del Veneto e del Friuli Venezia Giulia che evidentemente al di qua del confine non trovano le stesse opportunità e decidono così di andarsene al di là. «Saremo il ponte con il Nord Europa per lo sviluppo dell’Italia», gongola non a caso Arno Kompatscher, presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, che ha puntato 124 milioni di euro su quella che ha tutta l’aria di essere una scommessa già vinta: “Noi”, prima persona plurale ma anche acronimo di “Nature of innovation”, dunque un parco scientifico tecnologico che punta a tenere uniti centri di ricerca pubblici, imprese d’eccellenza private e laboratori di ricerca applicata, nel rispetto dell’ambiente e in integrazione con la città, con la non celata ambizione di surclassare realtà come il Vega di Venezia o l’Area Science Park di Trieste.

I NUMERI E I NOMI. Per dare un’idea dell’iniziativa, potrebbero bastare i numeri: 20 imprese innovative insediate, 40 startup incubate e oltre 20 laboratori di ricerca operativi, tutti all’interno di un quartiere di 190.000 metri cubi, pronti a diventare 750.000 entro il 2018, grazie anche a finanziamenti privati che raddoppieranno lo stanziamento pubblico. Ma siccome pure le parole hanno la loro importanza, ecco un po’ di nomi e di idee: i progetti avveniristici sulle infrastrutture per la safe city di Huawei, i nuovi modelli di trasporto urbano a fune di Leitner, la ricerca sui sistemi antifrana e antivalanga di Maccaferri, ma anche i software per la pubblica amministrazione e per il settore sanitario di Insiel Mercato, le soluzioni di domotica e gli impianto di riscaldamento a biomassa di Kwb Italia, i droni a guida remota e autonomi di MayTech. «L’Industria 4.0 è questa – commenta Ulrich Stofner, direttore del Dipartimento provinciale economia, innovazione ed Europa – perciò è fondamentale avere fra i nostri partner anche l’intero ecosistema altoatesino della ricerca»: Fraunhofer Italia, Eurac Research, Libera Università di Bolzano, Centro di sperimentazione agroforestale Laimburg, Eco Research e Agenzia per l’Energia Alto Adige – Casa Clima, riuniti insieme all’incubatore provinciale Idm in un unico edificio, un monolite nero interamente rivestito di pannelli fotovoltaici a testimoniare l’ecocompatibilità dell’operazione, che conta anche bar e ristoranti, un teatro a gradoni, un centro per eventi, tutti aperti (anche alle visite del pubblico) fino a mezzanotte e collegati ogni quarto d’ora con il centro urbano da bus elettrici.

LE NICCHIE. La struttura sarà inaugurata il 20 ottobre da Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo Economico, a undici anni dalla sua legge istitutiva. «La riflessione è stata lunga – riconosce il presidente Kompatscher – perché volevamo che questo parco fosse “bottom up”, dal basso verso l’alto, quindi costruito sulla base delle esigenze delle imprese e non calato o imposto dalla politica. Così abbiamo deciso che non faremo di tutto e di più: a differenza di altri parchi anche nordestini, non saremo un “supermercato”, ma una piattaforma di interscambio fra imprenditori e ricercatori, in una provincia-cerniera fra la cultura italiana e il mercato germanofono. E per essere credibili, ci concentreremo sulle nicchie in cui sappiamo di essere bravi: il green, il food, le tecnologie alpine e l’automazione». Le ditte selezionate da una commissione tecnica, e ospitate in forza di “con-
tratti di accoglimento” della durata di tre anni (di prova) più due (con verifiche annuali), appartengono infatti a quei quattro settori. «Il nostro compito sarà cercare, accompagnare, facilitare», rimarca il direttore Stofner. Pragmatismo sudtirolese, ma non privo di motivi di curiosità: dal simulatore che replicherà le condizioni di pressione, vento e temperatura a novemila metri di altitudine, ricreando sulle Alpi le caratteristiche climatiche dell’Everest, al laboratorio che metterà a valore il know-how nella conservazione delle mummie maturato in venticinque anni di studi su Ötzi, l’uomo del Similaun che dalla preistoria si ritroverà così catapultato nel futuro che più futuro non si può.

Dal garage all’Alto Adige
«Là sanno fare sistema»

L’INTERVISTA

ROMA Le radici della loro storia e della loro creatività affondano in Veneto e in Friuli Venezia Giulia, ma le ali dell’offerta tecnologica e del supporto logistico le hanno portate in Alto Adige. Sono le aziende innovative e le nuove startup che dalla prossima settimana verranno ospitate nel Noi Technopark. Fra loro la padovana Warda, digital asset management nel mercato del lusso e della moda. La trevigiana Hbi, tecnologia per recuperare energia buona dai rifiuti in breve tempo. La triestina Insiel Mercato, information technology per gli enti pubblici. L’altra padovana Digital Lighting, prodotti e soluzioni a misura di smart city. E la vicentina Driwe, mobilità sostenibile grazie all’energia autoprodotta. «Lì troviamo opportunità che qui semplicemente non ci sono», spiega il presidente Alessandro Marsilio, ideatore insieme al ceo Luca Secco di un’impresa fondata (come nella migliore tradizione della categoria) in uno scantinato e ora arrivata a chiudere il suo primo bilancio in attivo con un fatturato di 120.000 euro («pochi in assoluto, ma sufficienti per collocarci fra i primi cinque gruppi italiani del settore»).

Cosa fate? «Siamo partiti dal fotovoltaico, vivendone l’ascesa dall’impianto per la piccola baita al grande apparato per i fondi di investimento, ma intuendone le possibili combinazioni con la mobilità elettrica. Per un anno e mezzo ci siamo chiusi nel famoso garage di Schio, concentrandoci nella ricerca sul prodotto e sul servizio, finché siamo arrivati a poter offrire al cliente un pacchetto completo: trasformare la propria auto in elettrica e alimentarla con l’energia prodotta sul tetto di casa».

Poi però siete usciti dal seminterrato e vi siete trasferiti a Bolzano: perché? «Se vuoi sviluppare un business, tanto più in un settore green com’è il nostro, è lì che devi andare. Il loro sistema di incubazione, supportato da disponibilità finanziarie e capacità organizzative, offre ad un giovane imprenditore opportunità importanti di crescita. Ecco, in Alto Adige lo sanno fare, in Veneto invece no. Mentre gli altoatesini amano fare sistema, il tipico “paron” veneto è geloso delle sue competenze e non si sognerebbe mai di condividerle».

Cosa vi aspettate dall’ingresso nel nuovo parco scientifico e tecnologico? «Un ulteriore salto in avanti, anche dal punto di vista della clientela: Noi Technopark sarà un ponte con il mercato estero, soprattutto di Germania e Austria, per noi molto importante. Qualcuno potrebbe dire che è limitativo concentrarsi sull’area tedesca, ma il Veneto purtroppo non ha nemmeno quella così vicina».

Ritornerete? «Intanto proviamo a vivere questa nuova sfida. Ci ha galvanizzati scoprire che il nostro ufficio è sullo stesso piano di Huawei. Vuol dire che ci confronteremo con realtà che pensi siano solo in California e invece stanno a Bolzano. Speriamo che questa esperienza possa accendere un faro anche per il Veneto e per l’Italia, perché riescano a replicare questo tipo di iniziative».

 

Il gazzettino. Venerdì 29 Settembre 2017. Articolo di Angela Pederiva