CURIOSITA’ DAL MONDO DEL FOTOVOLTAICO

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Nei primi 10 anni la produzione elettrica si riduce del 5-10%, tuttavia dopo 25-30 anni il pannello produce ancora l’80-85% della corrente elettrica iniziale. In pratica, seguendo una corretta pratica nell’utilizzo dell’energia, il risparmio dei soldi della bolletta è un benefit che dura 30 anni e – considerando i sicuri aumenti del costo dell’energia – destinato a rivalutarsi nel tempo.

La produzione di energia di un impianto fotovoltaico dipende dal dimensionamento, dalla potenza nominale e dall’irraggiamento solare, ma per prendere un dato medio, a titolo di esempio, possiamo considerare che un sistema solare di 1 kWp, con esposizione ottimale nel Nord Italia produce circa 1.200 kWh annui, contro i 1.350 del Centro Italia e fino ai 1.500/1600 del Sud Italia. Può essere importante sapere che una famiglia media consuma circa 3000 kWh annui.

Si, stipulando il contratto Conto Energia con il vostro gestore elettrico. Nella vostra abitazione verranno installati due contatori: il primo calcola l’energia prodotta, (generalmente durante le ore della mattina, in cui l’energia costa di più); il secondo conteggia i vostri consumi energetici tramite un sistema di telelettura. L’energia venduta è la differenza tra energia prodotta e autoconsumata.

Per richiedere la detrazione fiscale Irpef del 50% in 10 anni è necessario pagare i lavori tramite bonifico bancario o postale in cui devono figurare la causale specifica del pagamento, i dati del pagante e del ricevente (C.F o P.IVA); indicare nella dichiarazione dei redditi, tra tutti quelli richiesti, i dati catastali dell’immobile su cui viene realizzato l’impianto fotovoltaico e altra documentazione indicata sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Poca.

Se consideriamo una batteria da 15kWh avremo bisogno di 15kWh per ricaricarla completamente. Il costo dipende dalla tariffa elettrica selezionata.

Se ipotiziamo un costo dell’energia elettrica da rete di 25cent/kWh, avremo un costo di ricarica completa di soli 3,75€. Ovviamente la ricarica per mezzo di un impianto fotovoltaico domestico abbatte questi costi portandoli vicini allo zero. Senza contare che spesso i punti di ricarica presso centri commerciali e alcune infrastrutture pubbliche sono completamente gratuiti.

Miglioramento della propria immagine aziendale

La mobilità elettrica è uno strumento di comunicazione e marketing, che può essere valorizzato per aumentare l’interesse e il livello di gradimento dei clienti verso i prodotti e i servizi offerti.

Risparmio sui costi del carburante

Meno di 1/3 del combustibile bruciato in un veicolo a motore viene usato per muovere le ruote, tutto il resto viene sprecato, principalmente in calore. Su un veicolo elettrico invece il rendimento è superiore all’85%.

Risparmio sui costi di manutenzione

Su un veicolo elettrico non esistono frizione, cambio, marmitta, iniettori, valvole, compressori. Non ci sono cambi di olio, filtri, candele, cinghie di distribuzione… il risultato è un costo di manutenzione bassissimo.

Finanziamenti agevolati e incentivi

Sono stati già definiti incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici e per la costruzione di infrastrutture di ricarica per il periodo 2013-2018.

Accesso alle ZTL e aree a pagamento

I veicoli elettrici possono circolare liberamente nelle ZTL e gratuitamente nelle zone a pagamento, come l’ Area C (MI).

L’auto elettrica è un’automobile mossa da un motore elettrico, che utilizza come fonte di energia primaria quella immagazzinata chimicamente all’interno di un set di batterie ricaricabili montate a bordo.

Le principali case costruttrici di veicoli si stanno già posizionando sul mercato con autovetture elettriche a prezzi spesso molto elevati rispetto alle concorrenti endotermiche.

L’attività di retrofit di un veicolo consiste invece nell’utilizzare un veicolo tradizionale come base per la costruzione di un’auto elettrica.

Tutto parte da un attento progetto, in cui si valutano dimensioni, pesi ed ingombri delle componenti che andranno sostituite di uno specifico modello di vettura.

La selezione delle componenti che svolgeranno la “trasformazione” del veicolo è altrettanto importante e viene svolta in funzione dello chassis.

Vengono poi acquistate le automobili di partenza che devono essere attentamente controllate singolarmente e vengono revisionate nella meccanica.

Dal veicolo di partenza vengono quindi eliminate tutte le componenti non utili al progetto:

  • motore
  • serbatoio
  • frizione
  • impianto di scappamento fumi
  • olio motore
  • etc..

Successivamente vengono costruiti gli specifici staffaggi per supportare e contenere le componenti elettriche.

A seguito dell’ assemblaggio dei componenti elettrici, l’auto viene testata in officina, prima di essere sottoposta al processo di omologazione presso un ente certificato.

L’auto messa su strada è quindi pronta per una nuova “elettrizzante” vita.

Simili, se non superiori ad un identico modello con motore endotermico.

Stupisce per accelerazione e ripresa: il motore elettrico è infatti in grado di “trasferire” istantaneamente su strada tutta la sua potenza, perchè sviluppa sempre una coppia costante a prescindere dal regime di giri.

Il confort di guida è superiore per silenziosità (anche a massimi regimi il motore elettrico non emette che un leggero, caratteristico “sibilo”).

La velocità massima è normalmente limitata elettronicamente a 100km/h per evitare eccessivi consumi.

Si preferisce garantire più autonomia senza ingombrare l’auto di batterie, cercando una via di mezzo nel rapporto peso-potenza. E’ da considerare come questi veicoli siano concepiti principalmente per spostamenti a corto o breve raggio, urbani, dove la velocità assume un’importanza del tutto relativa.

L’autonomia di un’auto elettrica dipende da due fattori: capacità delle batterie e stile di guida.

Indicativamente viene segnalata un’autonomia di 100km, sufficiente alle percorrenze quotidiane medie.

Uno stile di guida “nervoso” può influire sull’autonomia totale delle batterie.

Va considerato che la capacità delle moderne batterie migliora di anno in anno, diventando queste sempre più leggere, compatte e capienti.

Dipende dalla tipologia di infrastruttura di ricarica impiegata, dalla tipologia di caricabatterie a bordo macchina e dalla capacità delle batterie.

Generalizzando l’infrastruttura di ricarica può essere monofase (meno potente) e trifase (più potente).

Il caricabatterie può lavorare con una sola di queste configurazioni o con entrambe.

Indicativamente una ricarica completa può avvenire in 8 ore, nel caso di ricarica monofase “lenta” fino a scendere ad anche un minimo di 1ora con infrastruttura trifase “rapida”.

Non necessariamente, poiché le batterie agli ioni di litio di cui sono dotati i veicoli elettrici possono essere ricaricate, anche parzialmente, un numero di volte molto elevato e consentono l’interruzione del processo di ricarica ogni qual volta lo si desideri senza rischio di effetto memoria.

In gergo, il processo di ricarica parziale delle batterie viene chiamato “biberonaggio”.

Il biberonaggio consente di impiegare differenti infrastrutture di ricarica lungo il percorso, per esempio sul posto di lavoro o al supermercato, estendendo quindi l’autonomia del proprio veicolo in funzione dei propri spostamenti.

E’ sufficiente una comune presa di corrente alla quale applicare un caricatore per garantire la possibilità di ricarica “lenta” al proprio veicolo (dalle 4 alle 8 ore).

E’ consigliabile però installare una colonnina di ricarica specificatamente costruita per questo scopo che offre maggior sicurezza per l’impianto di casa e per le batterie.

Le colonnine sono infatti studiate per “dialogare” con le batterie e fornire la corretta curva di ricarica necessaria. Sono anche dotate di strumenti elettronici di sicurezza che garantiscono protezione da sovravoltaggi e da incaute manomissioni.

E’ possibile programmare le colonnine, impostando potenza ora di avvio e di interruzione della ricarica , in funzione dei carichi domestici e, se si possiede un impianto fotovoltaico, in funzione dell’energia puntuale prodotta da quest’ultimo.

Se si necessita di una ricarica più rapida e si ha accesso ad un punto di fornitura più potente, si può scegliere di installare colonnine più performanti in termini di potenza, riducendo quindi I tempi di ricarica a poche ore.

Oltre al costo della colonnina di ricarica e della sua installazione, si devono considerare i costi di apertura di un secondo contatore dedicato alla ricarica (costi dipendenti dal fornitore di energia elettrica scelto).

La delibera ARG/elt 56/10 introduce una tariffa agevolata per la ricarica di veicoli elettrici presso un’abitazione privata o struttura condominiale.

L’elettronica di controllo (BMS) a bordo della vostra vettura è in grado di regolare il processo di carica e di interromperlo in completa autonomia, una volta raggiunta la soglia massima.

Durante il processo non c’è quindi nessun tipo di spreco di energia elettrica e le batterie saranno costantemente monitorate e protette.

L’ansia da ricarica è il tipico approccio nei confronti dell’auto elettrica.

Quante volte vi è capitato di rimanere senza benzina? Come avete risolto il problema?

Con un minimo di pratica, arriverete in brevissimo tempo a gestire l’autonomia del vostro veicolo come si fa normalmente con un’auto tradizionale, migliorando quotidianamente la vostra nuova esperienza di guida ecologica ed economica.

Però, nel caso in cui non abbiate considerato gli avvertimenti che l’elettronica di bordo vi ha inviato sul cruscotto (batterie in “riserva”, limite di percorrenza etc.) e non abbiate a disposizione nelle vicinanze colonnine di ricarica, potete chiamare l’assistenza tecnica fornita dalla vostra assicurazione.

Il carro attrezzi porterà il vostro veicolo presso il primo punto di ricarica disponibile.In futuro non è da escludere che I veicoli di assistenza stradale siano equipaggiati con idone strutture per il biberonaggio sul posto di un veicolo “a terra”.

Attualmente in commercio esistono differenti tipologie di batterie. L’aspettativa di vita di una batteria viene misurata in cicli di carica e scarica complete.

Le batterie al litio impiegate sui veicoli elettrici soffrono solo minimamente del così detto “effetto memoria” e garantiscono circa 2000 cicli di carica e scarica completa: questo significa che è possibile percorrere circa 200.000km.

Oltre questo termine la batteria non è inutilizzabile: ha solo ridotto la sua capacità di immagazzinare energia. Avrà quindi una capacità via via più ridotta, ma consentirà ancora di percorrere diverse migliaia di km.

L’elettronica di controllo della ricarica (BMS) terrà conto di questi cambiamenti e sarà in grado di regolare il processo di ricarica, in funzione dello stato delle batterie.

I veicoli elettrici sono più semplici di quelli tradizionali: non ci sono frizione, cambio, marmitta, iniettori, valvole, etc. Non ci sono cambi dell’olio, filtri, candele e cinghie di distribuzione.

Nell’auto elettrica non esiste il tagliando!

La revisione si effettua come ogni altro veicolo, ad eccezione del fatto che non è necessario fare il controllo dei fumi di scarico!

I costi di manutenzione si limitano ai battistrada, ai freni e pochi altri elementi accessori come le spazzole lavavetri.

Oltre a risparmiare parecchio in costi di manutenzione, l’auto elettrica consente di risparmiare all’ambiende molto materiale di consumo, da smaltire in modo speciale.

Le batterie al litio non hanno grossi problemi di smaltimento e sono quasi completamente riciclabili a fine vita.

Attualmente stanno nascendo in Europa diverse realtà industriali focalizzate sul recupero e il riciclo delle batterie al litio per trazione.

Bisogna specificare però che quando una batteria non è più abbastanza capiente per l’autonomia di un veicolo, lo è ancora per altre applicazioni come l’accumulo elettrico di energie rinnovabili discontinue o per altri usi, stazionari allungando così la vita utile del prodotto.

 

Il transito dal sistema tradizionale a quello fotovoltaico non implica grandi cambiamenti. Il nuovo sistema sarà collegato ad un inverter, che consente la trasformazione da DC, generata dai moduli fotovoltaici, in AC, normalmente utilizzati per le reti di casa. L’utente starà utilizzando l’energia prodotta dal suo / proprio sistema durante il giorno e l’energia fornita dal sistema tradizionale precedente durante la notte o nei giorni in cui le prestazioni del sistema potrebbe essere inferiore.
Il sistema ha due contatori installati dal gestore di rete: uno sarà in entrata, per leggere consumi energetici dell’utente provenienti dalla rete nazionale; e uno in uscita, per leggere l’energia elettrica che alimentata dall’impianto fotovoltaico privato.

L’impianto fotovoltaico è un sistema che sfrutta le radiazioni solari per generare corrente elettrica continua tramite l’effetto fotovoltaico. Trasformata in corrente alternata, tramite un inverter, può essere utilizzata per alimentare gli apparecchi elettrici della nostra casa (lavastoviglie, scaldabagno, forno elettrico, tv, aspirapolvere) e la nostra auto elettrica

Primariamente è necessario conoscere i propri consumi annui. Se si necessita di 3000 kW/h (consumo medio di una famiglia standard) è necessario effettuare questo breve calcolo: 3000 kW/h : 1.300 (produzione media annuale di un impianto fotovoltaico) = 2.30 kWp. In questo caso, l’impianto ideale è da 3kWp.

Nel sistema solare fotovoltaico i KW/p costituiscono i chilowatt di picco, ovvero la massima potenza che i moduli di un impianto possono raggiungere nell’assorbimento delle radiazioni solari, il che corrisponde alla condizione ottimale e a una situazione di massimo rendimento termico. Da non confondere con i KW, parametro di misura dell’utenza elettrica.

Si, è possibile installare un impianto fotovoltaico in ogni tipologia di abitazione che possieda lo spazio necessario, circa 6 mq per ogni Kwp, il migliore posizionamento è quello orientato a Sud, ma abbiamo rese ottime anche con impianti ad Ovest e ad Est.
Per ottenere il massimo rendimento l’installazione deve avvenire in zone che non presentano ombre, comignoli o ostacoli all’irraggiamento solare.

Sembrano fragili, è vero, ma i pannelli fotovoltaici, prima della messa sul mercato vengono sottoposti a numerosi test, atti a valutarne le prestazioni di durevolezza e resistenza in situazioni estreme, uno dei quali è il test sulla resistenza alla grandine di grosse dimensioni, circa 2,5 cm di diametro, mentre per gli altri fenomeni atmosferici o le elevate temperature non è contemplata la pericolosità per i moduli. In seguito al superamento di tale test, il pannello fotovoltaico è garantito e ottiene la certificazione accreditata da enti internazionali.

L’impianto fotovoltaico è studiato e progettato per catturare le radiazioni solari in situazioni di cielo coperto e pioggia, anche se i valori di produzione di energia sono nettamente minori rispetto a situazioni di irraggiamento solare.

No, viene verificato, se richiesto o necessario, il corretto dimensionamento del tetto e la relativa resistenza della struttura ai carichi e anche al carico neve. Ogni modulo pesa ca. 17 kg, e occupa una superficie di poco più di un metro quadrato.

Per impianto fotovoltaico con scambio sul posto si intende il sistema con il quale si immette nella rete elettrica l’energia prodotta non immediatamente auto consumata, per poi prenderla indietro nel momento in cui se ne ha bisogno. Una sorta di serbatoio energetico.
Questa tipologia di scambio energetico è particolarmente conveniente quando l’energia prodotta dal vostro impianto fotovoltaico è pari o inferiore a quella autoconsumata, in quanto vi è una sorta di bilanciamento dei consumi.

Sono incluse nel preventivo la redazione e presentazione della documentazione completa necessaria all’ottenimento delle autorizzazioni per procedere alla realizzazione ed alla connessione dell’impianto, inclusa la richiesta di adesione al regime dello scambio sul posto. Sono esclusi la certificazione energetica, le eventuali verifiche di carico statico e l’Autorizzazione paesaggistica qualora necessarie e gli oneri ENEL per la richiesta e l’accettazione del preventivo di allaccio (TICA).

Conclusa l’installazione, si inoltra al gestore di rete locale la comunicazione di fine lavori con la documentazione necessaria Attivazione impianto. Il gestore di rete locale provvede ad allacciare l’impianto alla rete elettrica installando il contatore bidirezionale per contabilizzare l’energia scambiata. Convenzioni con il GSE e consegna account. Registrazione presso il portale del GSE per la creazione dell’account. Comunicazioni al GSE: inoltro dell’istanza per il servizio di scambio sul posto. Firma convenzioni. Consegna Account. Redazione della documentazione finale dell’impianto incluse schede tecniche di prodotto.

Entrambi gli impianti, costituiti l’uno da pannelli solari termici e l’altro da pannelli solari fotovoltaici, sfruttano le radiazioni solari per produrre energia, ma con modalità e usi differenti.I pannelli solari termici sfruttano il calore delle radiazioni solari, ovvero gli infrarossi, per riscaldare l’acqua del vostro sistema idrico sanitario e per riscaldare la vostra casa, mentre i pannelli fotovoltaici fruiscono delle radiazioni solari per produrre energia elettrica per alimentare gli apparecchi elettrici della vostra abitazione.

Nel caso di impianti con scambio energia con il gestore Enel, o simili, la risposta è assolutamente NO.
Quando avviene un black-out, anche a scopo manutentivo da parte di personale Enel, se il mio impianto immettesse ancora energia elettrica nella rete rischierei di fulminare gli operai.
Stesso pericolo esiste se devi fare manutenzione tu stesso sul tuo impianto e ti dimentichi di staccare anche l’impianto fotovoltaico quando stacchi l’energia attraverso il tuo interuttore generale!
L’impianto NON può capire se l’energia elettrica è stata tolta per fare manutenzione nell’abitazione o sulla linea elettrica o ci sia effettivamente un black-out, per cui esistono delle norme di legge che impongono il distacco immediato ed automatico dell’impianto fotovoltaico nel momento in cui l’inverter stesso nota anomalie o mancanze di tensione sulla rete principale.

Il passaggio dall’impianto tradizionale a quello fotovoltaico non comporta sostanziali modifiche.
Il nuovo impianto sarà collegato a un inverter che permette di trasformare la corrente elettrica continua, generata dai moduli fotovoltaici, in corrente elettrica alternata, comunemente utilizzata nelle reti impiantistiche per uso domestico.
L’utente utilizzerà nelle ore diurne l’energia prodotta dal proprio impianto e coprirà il proprio fabbisogno energetico utilizzando la corrente distribuita dalla rete preesistente, nelle ore notturne o nelle giornate in cui il rendimento del sistema risulterà più basso.
L’impianto prevederà due contatori, installati dal gestore della rete: uno in entrata, per registrare i consumi energetici dell’utente prelevati dalla rete nazionale e uno in uscita, per registrare l’energia elettrica immessa in rete dall’impianto fotovoltaico privato.